![]() Cover Caterina Formenti, Package design Kamir, Logo Antonio Bertolami DHX 119 b |
NoTVooDoo Wile the first work ("Da Occidente a Oriente") takes inspiration from the nomadic journey trough North and South of the globe, in this project (NoTVooDoo) dissoi logoi's clashing talks play in a much more urban dimention. Anger, utopies and criticism to the globalisation take form of music along this work. The title track, a pun on Voodoo and TV, strarts like a sonic wall squeezed from a crazy zapping, mixing metal, ethnic sounds and free jazz. Moni Ovadia's voice, like a voodo sciaman, plays the incipit of Guy Debord's La société du spectacle: All the life in the societies wherein the modern production conditions predominate, shows to be a huge mass of entertainments. What was directly lived, all of it has faded in a representation. After NoTVoodoo's scream, the DHX 119 B's ethno/techno remember us, trough the voice of a mysterious tibetan Monk, that Tibet is victim of the false-comunist government of China. In the 2 minutes and 22 seconds of Sequenze, Dissoi Logoi mix Third Ear Band and Frank Zappa's Jazz from hell. Ancient and Future run toghether along this work that ends with Notturno, an hypnotic track, from where come out a magreb's funeral song, closing the mediatic caos of NoTVdoo. Franco Parravicini:electric and acoustic guitar, electric bass, adungo (ethnical harp from Uganda), programming, tapes and feedbacks Alberto Morelli: piano, keyboards, ethnical instruments (zurna, shurnay, soz, choncs), percussions, vibe, voice-chonc, programming, tapes and feedbacks Stefano Scarani: zapping man Ettore Castagna: lira calabra (ethnical violin from south Italy) Steve James:violin and sarod (ethnical string from India) Giuditta Colombo: violin Piero Milesi: cello Daniele Sala: double bass Gerardo Cardinale: recorder and programming Roberto Mazza: oboe Mario Arcari: clarinet Gabriele Coltri: biniou kozh (french bagpipe) Moni Ovadia: voice Eric Wood: voice Laura Fedele: voice Muna Amari: voice Amelia Cuni: voice A Mysterious Tibetan Monk: voice Federico Sanesi: ethnic percussion (tabla, req, dhol, dumbbek, kangjra, darabuka) Giorgio Gallo: percussions Francesco D'Auria: drums Regording and mix at Avalon Mobile Studio, Window Studio, Jungle Sound Station, Arena Studio and Dissoi Logoi Mobile Studio by Daniele Caldarini, Giorgio Gallo, Fabio Magistrali, Alberto Morelli and Franco Parravicini (Disooi Logoi), Giancarmine Arena Editing and mastering at Tangatamanu Studio and Siconolfi Studio by Stefano Scarani, Dissoi Logoi and Paolo Siconolfi Produced by Dissoi Logoi, Daniele Caldarini, Fabio Magistrali and Giorgio Gallo |
NoTVooDoo Se il primo lavoro dei Dissoi Logoi (Da Occidente a Oriente) orbitava intorno al tema centrale del viaggio, attraverso il quale le strutture musicali occidentali assumevano tonalita' accese come i colori dei mercati d'oriente, in questo secondo progetto i discorsi contrastanti risuonano in una dimensione piu' urbana. Rabbia, progettualita', utopie, durezza, integrazione delle differenze e critica alla massificazione che disintegra anziche' integrare, sono i temi che prendono forma musicale in questo lavoro discografico. Gia' il titolo ci orienta, attraverso un ironico gioco di parole che unisce Voodoo e TV in un solo termine, verso una musica disincantata, che non cede alle lusinghe delle canzoncine buoniste dal piacevole sapore esotico. Il primo brano, che da il titolo all'intero progetto, e' come un muro sonoro stile metal uscito da uno zapping impazzito, che si fonde ad altissime temperature con sonorita' etniche e free Jazz, per dar forma, attraverso l'intervento vocale di un insolito Moni Ovadia, all'incipit de "la societa' dello spettacolo" di Guy Debord: Tutta la vita delle societa' nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un' immensa accumulazione di spettacoli. Tutto ciò che era direttamente vissuto si e' allontanato in una rappresentazione. Dalla prima all'ultima traccia di questo progetto, i Dissoi Logoi continuano a viaggiare vorticosamente fra i mille e un mondo di suoni e riferimenti culturali, senza nessuna cura per l'uniformita' stilistica piacevolmente udibile, tipica dei molti prodotti discografici disponibili nel supermerkato musicale. Dall'urlo di NoTVdoo si passa alla etno/tecno di DHX 119 B (dove una preghiera tibetana del mattino ci vuole forse ricordare lo stato di persecuzione che vige tutt'ora nel Tibet), alla sintesi dichiaratamente voluta fra la Third Ear Band e "Jazz from hell" di Frank Zappa (nei 2' e 22" di Sequenze), all'impressionismo della lunga improvvisazione acustica de La Luna e Venere fino a una cover di un brano di Robert Wyatt "five black notes and one white note", che gia' compariva in versione leggermente ridotta nella compilation "The different You, Robert Wyatt e noi". Antico e futuribile, dolcezza e urla si inseguono in questo lavoro composto da dieci brani e che si chiude con Notturno, un ipnotico tappeto minimalista che accompagna un canto funebre magrebino, quasi un saluto crepuscolare al caos mediatico di NoTVdoo. Ludos / CNI |